Non potevo non fare un salto a Roma il mese scorso in visita italica. Nella mia memoria i sei anni trascorsi nella capitale per motivi di studio resteranno sempre un ricordo piacevole e stimolante, di interessante introspezione e esplorazioni multietniche che l isoletta natale non avrebbe potuto regalarmi. Che onore ritornare a Roma e respirare quell’aria inconfondibile e unica passeggiando tra le colonne e i resti antichi. Camminando, la mappa stradale si ricompone velocemente nella mente e mi sento a casa anche li. Ritorno in Hong Kong con un libro dal titolo italianissimo nicely documentato e raccontato e di cui avevo sinceramente bisogno. Ecco, l ho appena finito e vi riporto un pezzo del finale, dedicato all’Urbe ovviamente.
Lo dice la graduatoria stilata dall’ONU su 47 metropoli e l’indagine planetaria su “Costi e Salari” della banca svizzera UBS, che ha esaminato 71 grandi aree urbane. Dunque bisogna crederci: le ore annue di lavoro sulla Senna sono 1481, sul Tevere 1747, lungo i Navigli qualche decina meno. Roma non ha fatto l unita del paese, a differenza di Parigi, Londra o Berlino, ma senza le sue pietre, la sua storia, i suoi miti, l’idea stessa della nazione sarebbe impossibile. Qualchemese fa sulla terrazza di Villa Caffarelli, accanto al museo capitolino ho partecipato alla cerimonia conclusiva per il bicentenario di Garibaldi. Era luglioe l afa soffocante. Ma al tramonto, come sempre, il ponentino e’ sceso dai colli, e l orizzonte [...] Uno spettacolo quotidiano e straordinario. Quasi identico alla raffigurazione su un medaglione in ceramica che ho scovato, e acquistato, una decina di anni fa da un trovarobe di Hertford, nel cuore della provincia inglese. Risale a meta Ottocento: rappresenta Garibaldi, camicia rossa e tricolore in pugno, tra le rovine romane del Gianicolo, e dietro di lui all Orizzonte la facciata di San Pietro orlata dalla luce del tramonto. Deve trattarsi di una commemorazione della sconfitta eroica della Repubblica romana. Ma la scena e’ singolarmante quieta, ne’ armi ne’ battaglia ne’ soldati. Il Generale solo sembra che stia li [...] a godersi la meraviglia della sera incipiente e il mormorare del mito [...] E’ la magia di una citta’ che conserva la memoria piu di qualsiasi altro luogo al mondo. Percio’ come nessun altro sembra adatto a ri-accogliere quell’idea universalistica di cui Dostoevskij lamentava la fine all’atto fondativo della “nuova Italia”. La versione contemporanea non puo che essere l’apertura all’immigrazione. Passera’, si spera (passera’ sicuramente ndR) il tempo della paura e delle ronde, della schedatura dei rom e del mercato clandestino degli schiavi. Roma e’ stata capitale di un impero mondiale che estese la cittadinanza a tutti i suoi sudditi senza distinzione di razza, religione o tradizioni. In una “Repubblica fondata sul lavoro” il processo di accoglienza deglia altri, purche onesti e disposti a faticare, dovrebbe porre molti meno problemi. Allo stesso tempo conviene anche qui avere memoria. Nessun altropaese occidentale ha accolto cosi tanti stranieri in un tempo cosi breve. A guardare le cose da una prospettiva storica, si puo dire che l’Italia non se l’e’ cavata poi tanto male. L’importante adesso e’ tenere la rotta.
(estratto dal libro gl’ italiani la sanno lunga…o no? ” di A. Caprarica)
